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Immigrazione, Ue, università: quando il governo non ha (ancora) mantenuto le promesse

Nonostante siano tra i temi su cui l’esecutivo fa più annunci, se si guardano le promesse contenute nelle sezioni del Contratto di governo dedicati a immigrazione e sicurezza, per il 55 per cento degli impegni non è ancora stato fatto nulla di significativo, o quasi.

E un discorso simile vale per quasi la metà dell’accordo firmato il 18 maggio 2018 tra Lega e Movimento 5 stelle. Pensiamo alla flat tax: «La flat tax è una nostra priorità e c’è nel Contratto di governo. Quindi, come noi rispettiamo e approviamo quello che c’è nel Contratto, che magari non è nel Dna della Lega (e penso al reddito di cittadinanza), altrettanto rispetto sul tema fiscale lo chiediamo agli altri», ha detto il 7 aprile 2019 il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Oppure al conflitto d’interessi: «Sul conflitto d’interessi mi aspetto lealtà al Contratto: la legge è nel Contratto e si deve fare», ha invece ribadito il 12 maggio 2019 il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio.

Negli ultimi mesi del primo anno di governo, i due alleati della maggioranza hanno così iniziato a spostare l’attenzione degli elettori sugli impegni che non sono ancora riusciti a portare a termine.

Nel progetto Traccia il Contratto, abbiamo analizzato tutte le 317 promesse verificabili contenute nell’accordo tra Lega e M5S. Abbiamo verificato che, al 28 maggio 2019, circa il 45 per cento non sono ancora state mantenute.

Per 143 impegni, infatti, l’esecutivo non ha fatto nulla o ancora troppo poco. In questa categoria sono considerate anche quelle promesse per cui è stata presentata in Parlamento una proposta di legge, ma il cui iter di discussione non è ancora iniziato.

Ricerca e università, le grandi assenti

I capitoli del Contratto con il più alto numero di promesse non mantenute sono quelli dedicati a giustizia (18 su 40), università e ricerca (14 su 17) e sicurezza, legalità e forze dell’ordine (13 su 21).

In proporzione sul totale, il capitolo dedicato a ricerca e università – l’ultimo dell’accordo tra Lega e M5s – è quello con la percentuale più alta di impegni mancati: oltre l’80 per cento, seguito dal capitolo sul turismo (circa l’80 per cento di non mantenute) e da quello sull’Unione europea (circa il 73 per cento).

Le promesse mancate in quest’ultimo ambito riguardano, per esempio, i tentativi di chiedere la piena attuazione del Trattato di Maastricht e di modificare lo statuto della Banca centrale europea (Bce).

Per quanto riguarda la ricerca, invece, non sono stati ancora raggiunti obiettivi come l’aumento delle risorse destinati alle università e agli enti di ricerca, così come il superamento della precarietà tra gli insegnanti.  

Fisco, banche e turismo

Sette promesse sulle dieci firmate nel capitolo su banche e risparmio non hanno ancora visto concreti passi in avanti. Al 28 maggio 2019, per esempio, la Banca per gli investimenti non è ancora nata, così come non è stato rivisto il sistema del bail-in bancario.

Anche per il fisco le promesse non mantenute sono sette, mentre salgono a otto (su un totale di 10) quelle relative al turismo. In questo ambito, l’impegno di creare un ministero ad hoc non è stato rispettato, così come quello di introdurre una web tax turistica contro le agenzie di intermediazione online.

Le misure di bandiera dei prossimi mesi

Come abbiamo visto, la flat tax e la legge sul conflitto d’interessi sono candidate a diventare le nuove misure di bandiera di Lega e M5s, dopo l’approvazione del reddito di cittadinanza e “quota 100”.

In particolare, tutte e tre le promesse dedicate alla “tassa piatta” – fortemente voluta dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini – non sono state mantenute.

Sebbene il Documento di economia e finanza (Def) per il 2019 abbia sottolineato che il governo intende continuare nel suo piano di riforma delle imposte, dopo un anno di esecutivo il sistema fiscale italiano non si basa ancora sulle due aliquote proposte nel Contratto di governo.

Per quanto riguarda la proposta di legge sul conflitto di interessi – a prima firma di Anna Macina (M5s) – al 28 maggio 2019 il testo è stata assegnato alla Commissione Affari costituzionali, ma il suo esame non è ancora iniziato.

Discorso analogo vale per l’introduzione della legge sul salario minimo. Sebbene nel nostro Paese sia già stata proposta in passato senza successo da diversi esponenti politici, questa promessa è ancora mancata anche per l’attuale governo.

Il primo anno non è bastato alla maggioranza per approvare una legge nazionale che imponga ai datori di lavoro una retribuzione oraria minima, anche se il governo ha annunciato di voler approvare la norma entro agosto 2019.

Scopri tutte le promesse non mantenute.

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